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Born Again

BLACK SABBATH  - BORN AGAIN

 

La crisi successiva all’abbandono della coppia Dio/Appice in seguito alla disputa per il disco LIVE EVIL ha portato il mastermind dei Black Sabbath ad interrogarsi sul futuro della band e che direzione seguire. Senza il motore ritmico (e con Geezer Butler all’ultima prova in studio con i Sabbaath prima degli anni 90) e, soprattutto, senza il vocalist (nonché compositore) che aveva portato i Black Sabbath al di fuori della secca creativa della fine degli anni ’70 e portati nel grande calderone dell’heavy metal, i Black Sabbath erano l’equivalente di una grandissima armata senza le armi.

La soluzione ritmica viene trovata nel rientrante Bill Ward (ultima prova in studio con i Black Sabbath fino al 1997), ma è il singer il vero problema e questo viene risolto facendo ubriacare fino all’incoscienza Ian Gillan e mettendolo sotto contratto. Questa, che poteva essere considerata la formazione del secolo (le capacità vocali, anzi, di screamer, di Gillan unite alle tonalità plumbee di Iommi&Co.), si presenta come uno dei più grossi fallimenti umani prima che musicali.
L’incompatibilità fra due personalità forti come Iommi e Gillan ha causato più di una scintilla e il susseguente tour ha portato in giro un carrozzone spettacolare ma totalmente impraticabile.

Ma parliamo del disco.
Introdotto al pubblico da una cover art totalmente discutibile (rappresentante un bambino posseduto, che ha causato diverse polemiche sia per la mancanza di originalità sia per i colori shocking), Born Again ha un mixing a dir poco stravagante: sound cavernoso (basso iper-presente) e privo della usuale dinamica, il risultato è qualcosa di sporco, brutale, pericoloso (e spesso non propriamente un piacere da ascoltare). Il disco parte subito aggressivo, con una graffiante Thrashed (resoconto di una nottata di bisbocce), per poi rallentare subito con il primo dei due filler strumentali (Stonehange).
Disturbing The Priest è altrettanto graffiante e “spaventosa” (si senta la folle introduzione e il riffing spezzettato e molto moderno per i tempi), ma possiede una buona dose di melodia al suo interno. Il secondo filler (The Dark) lancia La canzone del disco: Zero The Hero. Traccia pesante, cadenzata, in costante monolitico mid-tempo (tanto da essere ripresa anche dai padrini del brutal-death metal floridiano: i Cannibal Corpse) e con Gillan che cantilena le strofe per poi finire nell’anthemico chorus (…Zero the Hero).
Il riff è muscolare e anche se il mixing tarpa leggermente le ali alla canzone, non ha minimamente minato la presa di questa sequenza di note (chiedete ai Guns’n’Roses per delucidazioni). Gillan canta come sa fare, con meno urla e melodie che caratterizzeranno le sue produzioni con i Deep Purple, ma la commistione Iommi-Gillan non funziona a pieno regime. Il cantante sembra sempre un elemento estraneo. La seconda meta del disco invece parte con la ficcante Digital Bitch (brano non fra i migliori del lotto).
La maestosa e melodica Born Again (ottimo il riff melodico e distorto di Iommi), apre il trittico finale, e le sue melodie (con qualche leggera spruzzata di glam) sono quanto di più piacevole ascoltato in questo disco (ma il mixing rovina l’armonia generale). La groovy Hot Line (buono il rifferama di Iommi supportato dalla sezione ritmica Butler-Ward, ma la traccia non è delle migliori nel suo complesso) fa da pista di lancio per l’heavy-blues di Keep It Warm, in cui Gillan dispiega ottime melodie vocali su una base, a dir il vero, alquanto discreta.

 
Born Again è l’ultimo disco con Gillan alla voce, testimonianza di un incontro/scontro fra due delle formazioni principe della stagione d’oro dell’hard rock britannico.
Da questo momento in avanti Ian ritornerà in seno ai suoi Deep Purple e i Sabbath perdono leggermente la bussola con una serie di musicisti a contratto e il solo Iommi a tenere le redini del gruppo.  

 Tracklist:

  1. Trashed - 4:16
  2. Stonehenge - 1:58
  3. Disturbing the Priest - 5:49
  4. The Dark - 0:45
  5. Zero the Hero - 7:35
  6. Digital Bitch - 3:39
  7. Born Again - 6:34
  8. Hot Line - 4:52 - (Gillan, Iommi, Butler)
  9. Keep It Warm - 5:36 - (Gillan, Iommi, Butler)

Formazione:

Ian Gillan - voce

Tony Iommi - chitarra, flauto

Geezer Butler - basso

Bill Ward - batteria

Geoff Nicholls - tastiere

Commenti (7)

Nesci ha scritto:

Eh, beh! :grin
Magari saresti stato impegnato in "altro" che scrivere la canzone... :p
19 novembre 2008

matteo ha scritto:

ciao nesci, in poche parole il mio testo parlava di una che era molto bitch ma in maniera solamente virtual, nel senso: solo a parole :( probabilmente se lo fosse stato anche a fatti io non avrei mai avuto questa grande idea :grin :grin 8)
19 novembre 2008

Nesci ha scritto:

Vai vai, racconta. Fa sempre piacere sentir parlare di come i Nostri ci ispirano nel modo di suonare.
19 novembre 2008

matteo ha scritto:

disco rumoroso, sinistro, alcolizzato...bastano questi aggettivi? gillan sembra divertirsi molto interpretando questi brani, dato che il tuonare della sua ugola e' incessante..ma la registrazione e piu' che altro la qualita' del suono lasciano un po' perplesso l'ascoltatore...grande pezzo Digital bitch..ispirandomi ad esso, col mio vecchio gruppo avevo scritto un brano che s'intitola VIRTUAL bitch; e' una storia lunga :x :x non so se la volete sapere :p
19 novembre 2008

Nesci ha scritto:

Finalmente le nuove recensioni!!! :grin
Beh io non posso certo dire che questo album sia tra i migliori dei Sabbath, alla luce soprattutto dei loro molti altri capolavori, però mi è sempre piaciuto molto. Alcune tracce sono inutili, è vero, ma songs come Born Again o Zero The Hero e Keep It Warm riscattano pienamente l'album. A mio parere, aldilà dei difetti concreti che il disco indubbiamente ha, il suo mancato apprezzamento e successo al momento dell'uscita, e il fatto che sia ancora oggi un album molto spesso stroncato, è dovuto al fatto che i fan puristi dei Sabbath non sono mai riusciti a concepire l'idea di una formazione con il "rivale" e talvolta odiato Gillan. Questo perchè tra due colossi come i Black Sabbath e i Deep Purple, e relativi fan, c'è sempre stata un po' di ruggine, e così a molti fan vedono in questo disco una sorta di "caduta in basso" dei Black Sabbath. Album da rivalutare, nonostante le sue pecche.
18 novembre 2008

sigfrido ha scritto:

Sono in completo disaccordo, sia con il recensore che con Bob!
Aldilà dell'evidente difficoltà di Gillan nell'adattarsi al "muro sonoro dei Sabbath, resta il fatto che il disco risulta assai valido nelle singole canzoni (con tre capolavori: "Disturbing The Priest", Born Again" e soprattutto "Zero The Hero")anche tenendo conto della produzione "sporca" ma efficace che rende l'album un punto di riferimento di certe sonorità successive. :)
18 novembre 2008

bob ha scritto:

Grazie Stefano per un'altra delle tue recensioni oggettive e mai banali! :)
Born Again sicuramente non rappresenta uno dei punti più alti della carriera del Sabba Nero; la panoramica iniziale descritta da Stefano ne fan ben intuire le cause.
L'album, a mio avviso, risulta un po' un minestrone, complice le tante influenze che si sono mischiate nel sound della band nel corso del tempo.
18 novembre 2008

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