Intervista a Tony Iommi a cura di Stefano Cerati, pubblicata sul magazine "Rock Hard" di Aprile 2007.
Black Sabbath "Never Say Die"
Questo 2007 pare sia davvero l'anno dei Black Sabbath! Attualmente stanno suonando come Heaven And Hell, con Ronnie James Dio alla voce, formazione di cui vi abbiamo lo conto nello scorso numero. Ma ci sono molte altre note che riguardano i quattro di Birmingham. Lo stesso Ozzy suonerà da solo, con la sua band, per supportare un nuovo album, la cui uscita è prevista verso giugno, e dopo la partecipazione ai festival europei volerà di nuovo negli Stati Uniti per prendere parte all'Ozzfest. Finita questa doppia serie di tour, Geezer Butler, Tony lommi e Bill Ward si riuniranno al Madman a fine anno per portare a termine il nuovo disco in studio, il primo insieme dal 1978. È un evento più volte annunciato e tenuto nel cassetto per molto tempo, talmente sembra giunto il momento per portare a compianto questo progetto con la supervisione della produzione Rick Rubin. Come se non bastasse, ad inizio anno è uscita l'ennesima biografia della band, scritta dal famoso giornalista inglese Joel Mclver, di cui parliamo a parte nel box.
E questo il motivo della copertina di Rock Hard,
Cominciamo da molto indietro. Ci sono molte teorie sulle motivazioni alla base del vostro nome, quindi lo chiedo a te: come siete arrivati a chiamarvi Black Sabbath?
Nel 1969 ci chiamavamo Earth. Sì, era proprio questo il nome che avevamo scelto. Ben presto ci accorgemmo che erano problemi di omonimia con una band della nostra stessa zona, che era in giro da più tempo di noi. Infatti, una volta andammo a suonare in un locale ed il proprietario si complimento con noi per il nostro ultimo singolo. E noi non avevamo mai inciso nulla (ride, nda). Quindi capimmo che c'era qualcosa che non andava e che loro si aspettavano una band diversa dalla nostra. Questo fu chiaro quando iniziammo a suonare e vedemmo le facce del pubblico che pensava di assistere al concerto di una band più orientata verso il pop. Per questo decidemmo di trovare un altro nome. Black Sabbath fu scovato da Geezer: era il titolo della prima canzone che avevamo composto e si adattava benissimo alla generale atmosfera horror che avevamo deciso di creare. Credo che Geezer sia stato ispirato dal film 'Black Sabbath' del 1963 diretto da Mario Bava."
Da che cosa deriva la scelta di adottare dei testi così cupi e malvagi? Quanto c'è di vero sul fatto che eravate coinvolti nella magia nera?
"Noi venivamo tutti da Birmingham, una città industriale che ancora stava soffrendo per i danni provocati dalla guerra. Alla fine degli anni '60 non c'era molto da divertirsi, c'erano poche opportunità di lavoro e le uniche possibilità che avevamo di scappare dalla quotidiana routine in fabbrica dalla 9 della mattina alle 5 del pomeriggio era la musica. Tuttavia, volevamo essere diversi. Non ci sentivamo in sintonia con la psichedelia ed il flower power allegro che veniva dalla California. E nemmeno volevamo scrivere le solite cose, delle ragazze, delle feste e di come era bello divertirsi. Preferivamo spaventare la gente e scrivere canzoni che riflettessero bene l'atmosfera cupa della nostra città. I nostri erano racconti dell'orrore, storie di fantasia che scriveva per di più Geezer ispirandosi a quelle di Dennis Wheatley, e in particolar modo a 'The Devii Rides Out'. Non avevamo niente a che fare con il satanismo. Siamo cresciuti tutti in famiglie cristiane e anche l'idea di mettere quella copertina paurosa sul primo album e la croce rovesciata non è stata nostra, ma della casa discografica.
In molti dicono che siete i padri dell'heavy metal. Come vi sentite nei confronti di un'affermazione del genere?
"Quando abbiamo cominciato a suonare non esisteva l'heavy melal. Noi eravamo e ci siamo sempre considerati semplicemente una band rock. Magari heavy rock. La nostra ispirazione derivava dal blues, dai Beatles, dai Cream che erano i nostri eroi, oppure dalle grandi orchestre jazz come quella di Count Basie o Gene Kupa. Quando andavamo in giro a suonare dividevamo il palco con i Jethro Tuli, gli Yes, i Fairport Convention, i Ten Years After o Arthur Brown. È stato solo molto tempo dopo, negli anni '80, quando sono uscite tutte le band della NWOBHM, che siamo stati accreditati come i padri del genere heavy metal. Il termine tuttavia non mi è mai piaciuto molto. Noi abbiamo adottato un concepì pauroso e dark solo per risultare diversi dalla massa, per dare una caratterizzazione personale alla nostra band."
Comunque il suono cupo e ribassato per cui siete diventati famosi è diventato un marchio di fabbrica per tutte le band che in seguito si sono avvicinate a quel genere musicale. So che c'è una storia curiosa su come siete arrivati a produrre quel particolare tipo di suono. La vuoi raccontare?
"Alla fine degli anni '60 lavoravo come saldatore. Ovviamente la band era agli inizi e si guadagnavano pochissimi soldi, così tutti noi avevamo un lavoro regolare con cui mantenerci. Pensa che era il mio ultimo giorno di lavoro e mi capitò un incidente: persi l'ultima falange dell'anulare e del medio della mano destra, quella che mi serviva per fare gli accordi, visto che sono mancino. Ero disperato: non sapevo come avrei fatto a suonare, perché mi faceva troppo male alle dita schiacciare le corde. Provai anche a costruire una specie di ditali con della gomma molto spessa e che resistesse nel tempo, ma era una cosa faticosa e dopo un po' le dita tornavano a dolermi. Poi un amico mi ha portato dei dischi di Django Reinhardt, un chitarrista jazz che aveva avuto lo stesso problema e lo aveva risolto ribassando l'accordatura della sua chitarra. Così feci lo stesso e iniziai a suonare con un'accordatura più bassa di un tono e mezzo/due toni. In questo modo le corde non erano tanto tese e potevo suonare con meno fatica. Del resto, questo espediente produceva un suono perfetto per la nostra band perché era molto oscuro, potente e minaccioso. Fin dall'inizio, infatti, l'intenzione dei Black Sabbath era quella di avere un impatto sonoro molto loud, molto forte. Di conseguenza, per uniformare il suono, Geezer fece lo stesso, e fu in questo modo che costruimmo il nostro famoso wall of sound."
I primi tempi della band però non furono molto facili, tanto che tu decidesti di provare a suonare con i Jethro Tullper un certo periodo. Poi sei tornato alla casa madre. Com'è che andò la storia?
Poi verso la fine dell'anno le cose cominciarono ad andare meglio, anche perché avevate preso un manager che si occupasse di voi.
"Si, non fu un'impresa facile. Come puoi immaginare per l'epoca la nostra musica non era certo commerciale. Era diversa, era pesante e oscura e, infatti, quando Jim faceva sentire il disco ai rappresentanti delle case discografiche, lo ascoltavano annoiati per alcuni minuti e poi dicevano che la cosa non interessava. Oltretutto cominciavamo ad avere dei dubbi sulle nostre potenzialità. Invece Jim era entusiasta dell'album e fece di tutto perché fosse stampato. Per fortuna saltò fuori
Mi hai detto che il primo album fu registrato in soli due giorni. Mi sembra una cosa incredibile, vista la qualità delle canzoni e il successo che ha poi avuto Black Sabbath. Com'è stato possibile?
"È molto semplice. Avevamo provato quelle canzoni dal vivo per almeno un anno. Spesso suonavamo dei set da quarantacinque minuti per sette volte e per sette giorni alla settimana. Conoscevamo alla perfezione quei pezzi e nel tempo rifinimmo gli arrangiamenti esattamente come volevamo. Cosi quando siamo entrati in studio non abbiamo fatto altro che suonarli come se facessimo un concerto dal vivo. Non sapevamo molto di tecniche di registrazione e ci siamo limitati a fare quello che facevamo di solito. Avevamo a disposizione come produttore Roger Bain, fornito dalla casa di produzione. Lui era nuovo del genere, ma aveva comunque più esperienza di noi, per cui ci andava bene. Il disco fu registrato quasi tutto in presa diretta e ci furono solo un paio di ritocchi alla fine con alcune sovraincisioni. Certo, la cosa fa sorridere se pensiamo ai giorni nostri dove si lavora in studio per dei mesi, continuando a risistemare i suoni con tutte le apparecchiature possibili. Ma noi per i primi tre album abbiamo impiegato pochissimo, credo cinque giorni per 'Paranoid' ed una settimana per 'Master Of Reality' e quegli album sono ancora oggi i nostri più grandi successi di vendita."
Com'era Ozzy al tempo? Era già la persona "matta" ed istrionica che conosciamo adesso?
"Ozzy è sempre stato un po' particolare, fin dall'inizio, lo l'avevo conosciuto a scuola e già mi era sembrato un tipo strano. Quando i Mithology, la band in cui suonavo con Bill Ward, si sciolsero, mettemmo su un nuovo gruppo e contattammo Geezer Butler che suonava con i Rare Breed assieme ad Ozzy. Lui l'aveva trovato tramite un annuncio messo in un negozio di dischi, dove si diceva che un certo Ozzy Zig, dotato di amplificazione propria, cercava degli ingaggi per suonare, lo ero un po' riluttante perché pensavo che si trattasse dello stesso Ozzy della scuola e non mi piaceva molto. Comunque andammo a casa sua e lui finì nella band. Al tempo si era rasato i capelli a zero e gli dicemmo di farseli ricrescere, come tutti noi. Lui al tempo era più timido, ma comunque stravagante. Era una persona di compagnia e dal vivo era la nostra carta in più, perché cercava sempre di parlare con il pubblico, di coinvolgerlo maggiormente nello spettacolo. Diciamo che era un frontman nato, anche se la sua tecnica vocale non era eccelsa. Tuttavia il suo timbro si adattava perfettamente alla musica che avevamo in mente."
Il primo album fece sensazione anche in virtù di quell alone malefico e satanico che veniva sprigionato non solo dalla musica, ma anche dai testi, dalla copertina e dalla croce rovesciata all'interno.
"Come ho detto in precedenza, noi avevamo un suono cupo ed heavy e ci piaceva spaventare la gente, creare un clima horror, ma questo è ben diverso dall'essere satanisti. Il problema è che le persone molte volte parlano solo per sentito dire, si fidano di piccole cose, di dettagli grossolani e non hanno voglia né tempo per approfondire veramente la conoscenza di una band. Si fermano alle apparenze e mi rendo conto che il nostro modo di proporci, soprattutto con il primo album, fu shockante per molti. La casa discografica decise di propria volontà, senza consultarci, di spingere l'acceleratore sulla questione legata all'occulto proprio per fare sensazione. Ecco come si spiegano le loro scelte della copertina, del poema e della croce rovesciata all'interno del disco, la data di uscita di venerdì 13 febbraio, giorno funesto nel mondo anglosassone. Noi invece eravamo anche un po' spaventati da tutto questo clamore che si era scatenato attorno a noi e che attirava anche degli esaltati che volevano chi suonassimo per messe nere o altri rituali. Al contrario, quando dopo questa grossa macchina pubblicitaria della nostra presunta propensione satanica si mise in moto, decidemmo d indossare dei crocefissi, quasi a voler allontanare le loro malvagie attorno a noi."
Il secondo album, "Paranoid", giunse solo otto mesi dopo primo. Decisamente le idee non vi mancavano.
"All'inizio della carriera facevamo le cose molto d'istinto: non appena avevamo un certo numero di pezzi pronti andavamo in studio e li registravamo. Poi lì ci venivano delle altre idee e cosi completavamo il lavoro. Visto il successo - per molti versi inaspettato - dell'album d'esordio, la casa disco grafica ci mise a disposizione qualche mezzo economico li più. Affittammo un vecchio cottage nel Galles, i Rockfield-Studios, dove andammo a fare le prove e la preproduzione per 'Paranoid'. Era un posto davvero confortevole, stavamo in aperta campagna, potevamo fare quello che volevamo suonare al volume più alto. Mi ricordo che una volta suonammo così heavy che caddero delle tegole dal tetto! Comunque, dopo queste sessioni estive registrammo in du studi diversi, sempre in compagnia di Roger Bain. Quella volta fu affiancato da Tom Allom che poi sarebbe diventato famoso per le sue produzioni con i Judas Priest.
Anche in questo caso ci sono degli aneddoti curiosi che riguardano il titolo dell'album: venne cambiato alla fine, dopo la composizione della canzone "Paranoid" che fu quasi istantanea. Ce li vuoi raccontare?
"Per il secondo album, una delle canzoni centrali era 'War Pigs' e avevamo deciso di intitolare così anche l'album. Era ovviamente una canzone contro la guerra, dal significato molto forte e resa nel nostro consueto modo molto heavy minaccioso. La casa discografica però pensava che sarebbe stata una mossa troppo forte e pericolosa soprattutto sul mercato americano, dove impazzava la polemica sulla guerra in Vietnam. E così il titolo venne cambiato all'ultimo minuto in 'Paranoid' senza che neanche lo sapessimo. Ecco perchè in copertina vedi l'immagine del guerriero con l'elmetto la spada. Quanto alla canzone 'Paranoid' tutto accade davvero rapidamente. Era l'ora di pranzo e tutti erano usci a mangiare un panino, lo invece ero rimasto in studio e mi venne in mente quel riff. Quando gli altri tornarono nessuno disse una parola, io cominciai a suonarlo e subito Geezer mi venne dietro e Bill si mise alla batteria. Ozzy prese il microfono e ci cantò sopra. In un'ora e mezza avevamo un nuovo pezzo pronto. Noi pensavamo che fosse uno scherzo, ma al nostro produttore Roger Bain piacque molto e ci convinse ad includerla sull'album."
Da quello che dici sembra che non avevate un grande controllo su quello che succedeva attorno a voi dal punto di vista artistico e commerciale.
"È verissimo. Eravamo degli sprovveduti per tutto quello che riguarda il lato degli affari. Era il nostro primo contratto e non sapevamo bene come destreggiarci per i compensi dei concerti, le royalties e tutte le decisioni che riguardavano la produzione degli album. In realtà noi volevamo solo suonare, in studio e dal vivo, ed abbiamo lasciato correre su un sacco di cose. Purtroppo abbiamo pagato la nostra inesperienza in seguito; infatti siamo passati attraverso diversi manager che si sono approfittati di noi ed abbiamo speso molti soldi e tempo in cause legali per avere il nostro denaro. La cosa ridicola era che ad un certo punto gli album vendevano bene e noi suonavamo tanto, ma eravamo sempre senza un soldo.''
"Paranoid" presentava per la prima volta anche una canzone acustica e più soffice rispetto al vostro materiale consueto. Mi riferisco a "Planet Caravan". Come mai questa scelta?
"La maggior parte delle canzoni che occupano i primi due album sono state composte durante delle jam di prova che facevamo in tour. Nel momento in cui eravamo in giro a promuovere dal vivo l'esordio 'Black Sabbath' erano già state composte quasi tutte le canzoni di 'Paranoid". Invece con il terzo album decidemmo che non volevamo ripetere la stessa formula dei primi due e ci mettemmo in testa di provare qualcosa di nuovo. Per questo io imparai a suonare il piano e cambiammo approccio nei testi."
Infatti quell'album sarà ricordato, fra le altre cose, per "Sweet Leaf", che era un'ode alla marijuana, e per "After Forever", che fu interpretato ancora una volta come un testo satanico, mentre era invece tutt'altro. Vuoi darci qualcosa di più in merito?
"Ozzy, più di tutti, non ha mai avuto paura di mostrare i suoi difetti. È sempre stato onesto nelle sue passioni ed è una persona genuina. È inutile negare che tutti noi fumassimo e quella canzone rimase famosa anche per il colpo di tosse che si sente all'inizio dopo aver aspirato una boccata di erba. Qualcuno in studio lasciò andare il nastro e rimase un'intro carina ed emblematica della canzone. Quanto a 'After Forever' è una canzone che si pone come una seria meditazione sulla vita dopo la morte, che vuole indagare se esista un dio. In altre parole è una canzone pro-religione e non il contrario, come molti hanno scritto. Assieme ai consueti testi di fantascienza ed horror abbiamo scritto anche 'Children Of The Grave' che rappresenta un po' uno sguardo, piuttosto pessimista, a quelle nuove generazioni che dovevano affrontare un futuro incerto."
Così come capitò ai Led Zeppelin, gli Stati Uniti si dimostravano molto recettivi verso la vostra musica ed il 1971 vide dei grandissimi tour e l'esplosione della vostra popolarità. Come ricordi quel periodo?
Tony Iommi
ha scritto:
| Purtoppo le persone hanno dei pregiudizi...infatti purtoppo dei truzzoni del cavolo dissero che i Black Sabbath erano satanisti...mmm...e le croci sulla SG di Iommi? non mi sembra siano al contrario... |
keith
ha scritto:
| questa è una delle interviste più belle di tony ke abbia mai letto..bravissimi x averla fatta leggere a tutti ! |
Daniele
ha scritto:
| Grandissima intervista a Tony Iommi che svela alcuni particolari davvero "inediti" :eek |
