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Intervista a Tony Iommi per Rock Hard - aprile 2007

Intervista a Tony Iommi a cura di Stefano Cerati, pubblicata sul magazine "Rock Hard" di Aprile 2007.

 

Black Sabbath "Never Say Die"

Questo 2007 pare sia davvero l'anno dei Black Sabbath! Attualmente stanno suonando come Heaven And Hell, con Ronnie James Dio alla voce, formazione di cui vi abbiamo lo conto nello scorso numero. Ma ci sono molte altre note che riguardano i quattro di Birmingham. Lo stesso Ozzy suonerà da solo, con la sua band, per supportare un nuovo album, la cui uscita è prevista verso giugno, e dopo la partecipazione ai festival europei volerà di nuovo negli Stati Uniti per prendere parte all'Ozzfest. Finita questa doppia serie di tour, Geezer Butler, Tony lommi e Bill Ward si riuniranno al Madman a fine anno per portare a termine il nuovo disco in studio, il primo insieme dal 1978. È un evento più volte annunciato e tenuto nel cassetto per molto tempo, talmente sembra giunto il momento per portare a compianto questo progetto con la supervisione della produzione Rick Rubin. Come se non bastasse, ad inizio anno è uscita l'ennesima biografia della band, scritta dal famoso giornalista inglese Joel Mclver, di cui parliamo a parte nel box.
E questo il motivo della copertina di Rock Hard, la Sanctuary ha pianificato la ristampa (l'ennesima viene da dire) dell'intero catalogo dei Black Sabbath, in cui ogni album sarà arricchito da tracce bonus. I dischi dei Black Sabbath sono già stati ristampati a metà anni '80 dalla Warner, nel 1996 in edizione rimasterizzata dalla Castle e nel 2004 sono di nuovo apparsi nel "Black Box" della Rhino. Tuttavia, la fama e la richiesta degli album della band è talmente grande da spingere la Sanctuary ad un ulteriore sforzi nell'impresa di tirar fuori tutto il materiale inedito o live prodotto nel corso della lunghissima carriera dei Nostri. Per il 9 aprile è prevista l'uscita dei primi tre seminali album. "Black Sabbath" e "Paranoid" del 1970 e "Master Of Reality" del 1971. Ed è sulla storia di questi tre capolavori che si incentra la nostra chiacchierata in compagnia di Tony Iommi.

 

Cominciamo da molto indietro. Ci sono molte teorie sulle motivazioni alla base del vostro nome, quindi lo chiedo a te: come siete arrivati a chiamarvi Black Sabbath?

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Nel 1969 ci chiamavamo Earth. Sì, era proprio questo il nome che avevamo scelto. Ben presto ci accorgemmo che erano problemi di omonimia con una band della nostra stessa zona, che era in giro da più tempo di noi. Infatti, una volta andammo a suonare in un locale ed il proprietario si complimento con noi per il nostro ultimo singolo. E noi non avevamo mai inciso nulla (ride, nda). Quindi capimmo che c'era qualcosa che non andava e che loro si aspettavano una band diversa dalla nostra. Questo fu chiaro quando iniziammo a suonare e vedemmo le facce del pubblico che pensava di assistere al concerto di una band più orientata verso il pop. Per questo decidemmo di trovare un altro nome. Black Sabbath fu scovato da Geezer: era il titolo della prima canzone che avevamo composto e si adattava benissimo alla generale atmosfera horror che avevamo deciso di creare. Credo che Geezer sia stato ispirato dal film 'Black Sabbath' del 1963 diretto da Mario Bava."

 

Da che cosa deriva la scelta di adottare dei testi così cupi e malvagi? Quanto c'è di vero sul fatto che eravate coinvolti nella magia nera?

 

"Noi venivamo tutti da Birmingham, una città industriale che ancora stava soffrendo per i danni provocati dalla guerra. Alla fine degli anni '60 non c'era molto da divertirsi, c'erano poche opportunità di lavoro e le uniche possibilità che avevamo di scappare dalla quotidiana routine in fabbrica dalla 9 della mattina alle 5 del pomeriggio era la musica. Tuttavia, volevamo essere diversi. Non ci sentivamo in sintonia con la psichedelia ed il flower power allegro che veniva dalla California. E nemmeno volevamo scrivere le solite cose, delle ragazze, delle feste e di come era bello divertirsi. Preferivamo spaventare la gente e scrivere canzoni che riflettessero bene l'atmosfera cupa della nostra città. I nostri erano racconti dell'orrore, storie di fantasia che scriveva per di più Geezer ispirandosi a quelle di Dennis Wheatley, e in particolar modo a 'The Devii Rides Out'. Non avevamo niente a che fare con il satanismo. Siamo cresciuti tutti in famiglie cristiane e anche l'idea di mettere quella copertina paurosa sul primo album e la croce rovesciata non è stata nostra, ma della casa discografica.

 

In molti dicono che siete i padri dell'heavy metal. Come vi sentite nei confronti di un'affermazione del genere?

 

"Quando abbiamo cominciato a suonare non esisteva l'heavy melal. Noi eravamo e ci siamo sempre considerati semplicemente una band rock. Magari heavy rock. La nostra ispirazione derivava dal blues, dai Beatles, dai Cream che erano i nostri eroi, oppure dalle grandi orchestre jazz come quella di Count Basie o Gene Kupa. Quando andavamo in giro a suonare dividevamo il palco con i Jethro Tuli, gli Yes, i Fairport Convention, i Ten Years After o Arthur Brown. È stato solo molto tempo dopo, negli anni '80, quando sono uscite tutte le band della NWOBHM, che siamo stati accreditati come i padri del genere heavy metal. Il termine tuttavia non mi è mai piaciuto molto. Noi abbiamo adottato un concepì pauroso e dark solo per risultare diversi dalla massa, per dare una caratterizzazione personale alla nostra band."

 

Comunque il suono cupo e ribassato per cui siete diventati famosi è diventato un marchio di fabbrica per tutte le band che in seguito si sono avvicinate a quel genere musicale. So che c'è una storia curiosa su come siete arrivati a produrre quel particolare tipo di suono. La vuoi raccontare?

 

 

"Alla fine degli anni '60 lavoravo come saldatore. Ovviamente la band era agli inizi e si guadagnavano pochissimi soldi, così tutti noi avevamo un lavoro regolare con cui mantenerci. Pensa che era il mio ultimo giorno di lavoro e mi capitò un incidente: persi l'ultima falange dell'anulare e del medio della mano destra, quella che mi serviva per fare gli accordi, visto che sono mancino. Ero disperato: non sapevo come avrei fatto a suonare, perché mi faceva troppo male alle dita schiacciare le corde. Provai anche a costruire una specie di ditali con della gomma molto spessa e che resistesse nel tempo, ma era una cosa faticosa e dopo un po' le dita tornavano a dolermi. Poi un amico mi ha portato dei dischi di Django Reinhardt, un chitarrista jazz che aveva avuto lo stesso problema e lo aveva risolto ribassando l'accordatura della sua chitarra. Così feci lo stesso e iniziai a suonare con un'accordatura più bassa di un tono e mezzo/due toni. In questo modo le corde non erano tanto tese e potevo suonare con meno fatica. Del resto, questo espediente produceva un suono perfetto per la nostra band perché era molto oscuro, potente e minaccioso. Fin dall'inizio, infatti, l'intenzione dei Black Sabbath era quella di avere un impatto sonoro molto loud, molto forte. Di conseguenza, per uniformare il suono, Geezer fece lo stesso, e fu in questo modo che costruimmo il nostro famoso wall of sound."

 

I primi tempi della band però non furono molto facili, tanto che tu decidesti di provare a suonare con i Jethro Tullper un certo periodo. Poi sei tornato alla casa madre. Com'è che andò la storia?

 

"Gli Earth facevano fatica a trovare ingaggi e quindi ero un po' demoralizzato. Quando il mio amico lan Anderson mi chiese se volevo sostituire il chitarrista dei Jethro Tull che se n'era andato, accettai. Rimasi con quella band solo due settimane. La musica non era affatto quello che avevo in mente e poi continuavo a pensare sempre alla mia band, agli Earth. Mi dispiaceva averli lasciati e credevo nelle loro potenzialità, per questo feci ritorno. Ad ogni modo, quella con i Jethro Tuli è stata un'esperienza positiva e interessante perché ebbi modo di suonare al festival Rock'n'roll Circus organizzato dai Rolling Stones e di vedere e suonare con alcuni fra i gruppi più famosi dell'epoca. Il cartellone dell'evento includeva anche gli Who e suonarono anche John Lennon e Eric Clapton in una jam con il batterista di Jimi Hendrix e Keith Richards."
 

Poi verso la fine dell'anno le cose cominciarono ad andare meglio, anche perché avevate preso un manager che si occupasse di voi.

 

"Eravamo giovani e inesperti e non avevamo nessuna nozione di come dovevamo avvicinarci al mercato. Nel settembre del 1968 fummo contattati da Jim Simpson, che suonava la tromba per la band pop Locomotive, ed inoltre organizzava dei concerti per alcune band locali. Siccome non era così facile trovare dei posti dove suonare in Inghilterra, per diversi mesi nel 1969 facemmo la spola tra un club in Danimarca ed il famoso Star Club di Amburgo, dove erano stati notati per la prima volta i Beatles. Poi alla fine dell'anno decidemmo che il passo successivo sarebbe stato quello di registrare un album e andammo ai Regent Sound Studios di Londra, per una sessione di due giorni che costò cinque cento sterline, fornite dalla casa di produzione di Tony Hall."
 
E comunque non fu facile trovare un contratto, perché Jim Simpson ricevette molti rifiuti.
 

"Si, non fu un'impresa facile. Come puoi immaginare per l'epoca la nostra musica non era certo commerciale. Era diversa, era pesante e oscura e, infatti, quando Jim faceva sentire il disco ai rappresentanti delle case discografiche, lo ascoltavano annoiati per alcuni minuti e poi dicevano che la cosa non interessava. Oltretutto cominciavamo ad avere dei dubbi sulle nostre potenzialità. Invece Jim era entusiasta dell'album e fece di tutto perché fosse stampato. Per fortuna saltò fuori la Vertigo, una giovane label che si stava specializzando in rock progressivo e stava avendo un certo successo. Subito dopo riuscimmo ad avere un contratto anche con l'americana Warner. Nel gennaio del 1970 la Fontana prima acconsenti a far uscire il singolo di 'Evil Woman' che poi comparve sull'album, ma che non ebbe alcun successo."

 

Mi hai detto che il primo album fu registrato in soli due giorni. Mi sembra una cosa incredibile, vista la qualità delle canzoni e il successo che ha poi avuto Black Sabbath. Com'è stato possibile?

 

"È molto semplice. Avevamo provato quelle canzoni dal vivo per almeno un anno. Spesso suonavamo dei set da quarantacinque minuti per sette volte e per sette giorni alla settimana. Conoscevamo alla perfezione quei pezzi e nel tempo rifinimmo gli arrangiamenti esattamente come volevamo. Cosi quando siamo entrati in studio non abbiamo fatto altro che suonarli come se facessimo un concerto dal vivo. Non sapevamo molto di tecniche di registrazione e ci siamo limitati a fare quello che facevamo di solito. Avevamo a disposizione come produttore Roger Bain, fornito dalla casa di produzione. Lui era nuovo del genere, ma aveva comunque più esperienza di noi, per cui ci andava bene. Il disco fu registrato quasi tutto in presa diretta e ci furono solo un paio di ritocchi alla fine con alcune sovraincisioni. Certo, la cosa fa sorridere se pensiamo ai giorni nostri dove si lavora in studio per dei mesi, continuando a risistemare i suoni con tutte le apparecchiature possibili. Ma noi per i primi tre album abbiamo impiegato pochissimo, credo cinque giorni per 'Paranoid' ed una settimana per 'Master Of Reality' e quegli album sono ancora oggi i nostri più grandi successi di vendita."

 

Com'era Ozzy al tempo? Era già la persona "matta" ed istrionica che conosciamo adesso?

 

"Ozzy è sempre stato un po' particolare, fin dall'inizio, lo l'avevo conosciuto a scuola e già mi era sembrato un tipo strano. Quando i Mithology, la band in cui suonavo con Bill Ward, si sciolsero, mettemmo su un nuovo gruppo e contattammo Geezer Butler che suonava con i Rare Breed assieme ad Ozzy. Lui l'aveva trovato tramite un annuncio messo in un negozio di dischi, dove si diceva che un certo Ozzy Zig, dotato di amplificazione propria, cercava degli ingaggi per suonare, lo ero un po' riluttante perché pensavo che si trattasse dello stesso Ozzy della scuola e non mi piaceva molto. Comunque andammo a casa sua e lui finì nella band. Al tempo si era rasato i capelli a zero e gli dicemmo di farseli ricrescere, come tutti noi. Lui al tempo era più timido, ma comunque stravagante. Era una persona di compagnia e dal vivo era la nostra carta in più, perché cercava sempre di parlare con il pubblico, di coinvolgerlo maggiormente nello spettacolo. Diciamo che era un frontman nato, anche se la sua tecnica vocale non era eccelsa. Tuttavia il suo timbro si adattava perfettamente alla musica che avevamo in mente."

 

 Il primo album fece sensazione anche in virtù di quell alone malefico e satanico che veniva sprigionato non solo dalla musica, ma anche dai testi, dalla copertina e dalla croce rovesciata all'interno.

 

 

"Come ho detto in precedenza, noi avevamo un suono cupo ed heavy e ci piaceva spaventare la gente, creare un clima horror, ma questo è ben diverso dall'essere satanisti. Il problema è che le persone molte volte parlano solo per sentito dire, si fidano di piccole cose, di dettagli grossolani e non hanno voglia né tempo per approfondire veramente la conoscenza di una band. Si fermano alle apparenze e mi rendo conto che il nostro modo di proporci, soprattutto con il primo album, fu shockante per molti. La casa discografica decise di propria volontà, senza consultarci, di spingere l'acceleratore sulla questione legata all'occulto proprio per fare sensazione. Ecco come si spiegano le loro scelte della copertina, del poema e della croce rovesciata all'interno del disco, la data di uscita di venerdì 13 febbraio, giorno funesto nel mondo anglosassone. Noi invece eravamo anche un po' spaventati da tutto questo clamore che si era scatenato attorno a noi e che attirava anche degli esaltati che volevano chi suonassimo per messe nere o altri rituali. Al contrario, quando dopo questa grossa macchina pubblicitaria della nostra presunta propensione satanica si mise in moto, decidemmo d indossare dei crocefissi, quasi a voler allontanare le loro malvagie attorno a noi."

 

Il secondo album, "Paranoid", giunse solo otto mesi dopo primo. Decisamente le idee non vi mancavano.

 

"All'inizio della carriera facevamo le cose molto d'istinto: non appena avevamo un certo numero di pezzi pronti andavamo in studio e li registravamo. Poi lì ci venivano delle altre idee e cosi completavamo il lavoro. Visto il successo - per molti versi inaspettato - dell'album d'esordio, la casa disco grafica ci mise a disposizione qualche mezzo economico li più. Affittammo un vecchio cottage nel Galles, i Rockfield-Studios, dove andammo a fare le prove e la preproduzione per 'Paranoid'. Era un posto davvero confortevole, stavamo in aperta campagna, potevamo fare quello che volevamo suonare al volume più alto. Mi ricordo che una volta  suonammo così heavy che caddero delle tegole dal tetto! Comunque, dopo queste sessioni estive registrammo in du studi diversi, sempre in compagnia di Roger Bain. Quella volta fu affiancato da Tom Allom che poi sarebbe diventato famoso per le sue produzioni con i Judas Priest. La Vertigo ci mise a disposizione due diversi studi. Iniziammo le incisioni al solito Regent Sound e poi ci spostammo agli Island Studios a Notting Hill, che era una vecchia chiesa in disuso.”

 

Anche in questo caso ci sono degli aneddoti curiosi che riguardano il titolo dell'album: venne cambiato alla fine, dopo la composizione della canzone "Paranoid" che fu quasi istantanea. Ce li vuoi raccontare?

 

"Per il secondo album, una delle canzoni centrali era 'War Pigs' e avevamo deciso di intitolare così anche l'album. Era ovviamente una canzone contro la guerra, dal significato molto forte e resa nel nostro consueto modo molto heavy minaccioso. La casa discografica però pensava che sarebbe stata una mossa troppo forte e pericolosa soprattutto sul mercato americano, dove impazzava la polemica sulla guerra in Vietnam. E così il titolo venne cambiato all'ultimo minuto in 'Paranoid' senza che neanche lo sapessimo. Ecco perchè in copertina vedi l'immagine del guerriero con l'elmetto la spada. Quanto alla canzone 'Paranoid' tutto accade davvero rapidamente. Era l'ora di pranzo e tutti erano usci a mangiare un panino, lo invece ero rimasto in studio e mi venne in mente quel riff. Quando gli altri tornarono nessuno disse una parola, io cominciai a suonarlo e subito Geezer mi venne dietro e Bill si mise alla batteria. Ozzy prese il microfono e ci cantò sopra. In un'ora e mezza avevamo un nuovo pezzo pronto. Noi pensavamo che fosse uno scherzo, ma al nostro produttore Roger Bain piacque molto e ci convinse ad includerla sull'album."

 

Da quello che dici sembra che non avevate un grande controllo su quello che succedeva attorno a voi dal punto di vista artistico e commerciale.

 

"È verissimo. Eravamo degli sprovveduti per tutto quello che riguarda il lato degli affari. Era il nostro primo contratto e non sapevamo bene come destreggiarci per i compensi dei concerti, le royalties e tutte le decisioni che riguardavano la produzione degli album. In realtà noi volevamo solo suonare, in studio e dal vivo, ed abbiamo lasciato correre su un sacco di cose. Purtroppo abbiamo pagato la nostra inesperienza in seguito; infatti siamo passati attraverso diversi manager che si sono approfittati di noi ed abbiamo speso molti soldi e tempo in cause legali per avere il nostro denaro. La cosa ridicola era che ad un certo punto gli album vendevano bene e noi suonavamo tanto, ma eravamo sempre senza un soldo.''

 

"Paranoid" presentava per la prima volta anche una canzone acustica e più soffice rispetto al vostro materiale consueto. Mi riferisco a "Planet Caravan". Come mai questa scelta?

 

"In realtà, anche se noi abbiamo sempre prediletto l'aspetto heavy rock della nostra musica, non ci ponemmo mai dei limiti di genere. Suonavamo ciò che ci sembrava appropriato in quel dato momento. Se guardi bene, anche il primo album è pieno di chitarre acustiche, in 'Sleeping Village' ad esempio. Diciamo che in questo modo il fatto che fossimo una band non solo capace di suonare potente è diventato più evidente. Ma non abbiamo mai smesso di sperimentare con i suoni ed anche con testi diversi, come gli album seguenti hanno chiaramente dimostrato."
 
Con l'uscita di "Paranoid" alla fine del 1970 crebbe a dismisura anche la vostra fama e vi imbarcaste per il primo tour americano. Che cosa ricordi di quell'esperienza?
 
"Per noi era come un sogno, specialmente la California. All'epoca avevamo tutti ventuno o ventidue anni ed improvvisamente eravamo proiettati dalla nebbia e dal grigiore di Birmingham e dell'Inghilterra nella magica West Coast con le sue spiagge piene di sole e bel tempo per tutto l'anno. Lì abbiamo potuto suonare in veri e propri locali mitici come il Whisky A Go Go a Los Angeles ed il Fillmore a San Francisco. Lì si esibivano tutte le band americane più famose dell'epoca, dai Doors, ai Jefferson Airplane, ai Grateful Dead ed il pubblico recepì bene la nostra proposta, perché allungavamo molto le canzoni, improvvisavamo e facevamo delle grandi jam che andavano in voga nel periodo psichedelico."
 
Il 1970 non era ancora finito che già eravate al lavoro sul terzo album "Master Of Reality".
 

"La maggior parte delle canzoni che occupano i primi due album sono state composte durante delle jam di prova che facevamo in tour. Nel momento in cui eravamo in giro a promuovere dal vivo l'esordio 'Black Sabbath' erano già state composte quasi tutte le canzoni di 'Paranoid". Invece con il terzo album decidemmo che non volevamo ripetere la stessa formula dei primi due e ci mettemmo in testa di provare qualcosa di nuovo. Per questo io imparai a suonare il piano e cambiammo approccio nei testi."

 

Infatti quell'album sarà ricordato, fra le altre cose, per "Sweet Leaf", che era un'ode alla marijuana, e per "After Forever", che fu interpretato ancora una volta come un testo satanico, mentre era invece tutt'altro. Vuoi darci qualcosa di più in merito?

 

"Ozzy, più di tutti, non ha mai avuto paura di mostrare i suoi difetti. È sempre stato onesto nelle sue passioni ed è una persona genuina. È inutile negare che tutti noi fumassimo e quella canzone rimase famosa anche per il colpo di tosse che si sente all'inizio dopo aver aspirato una boccata di erba. Qualcuno in studio lasciò andare il nastro e rimase un'intro carina ed emblematica della canzone. Quanto a 'After Forever' è una canzone che si pone come una seria meditazione sulla vita dopo la morte, che vuole indagare se esista un dio. In altre parole è una canzone pro-religione e non il contrario, come molti hanno scritto. Assieme ai consueti testi di fantascienza ed horror abbiamo scritto anche 'Children Of The Grave' che rappresenta un po' uno sguardo, piuttosto pessimista, a quelle nuove generazioni che dovevano affrontare un futuro incerto."

 

Così come capitò ai Led Zeppelin, gli Stati Uniti si dimostravano molto recettivi verso la vostra musica ed il 1971 vide dei grandissimi tour e l'esplosione della vostra popolarità. Come ricordi quel periodo?

 

"Lo ricordo come un periodo magnifico, perché i nostri dischi vendevano milioni di copie e si piazzavano alti nelle classifiche. C'era un'enorme richiesta di tour, soprattutto negli Stati Uniti, e venne a crearsi una sorta di culto da rock-star. Eravamo trattati con tutti gli onori, eravamo costantemente assediati dai fan, dalla ragazze, ed anche dagli spacciatori che avevano buon gioco a proporre ogni tipo di droga a dei ragazzetti inglesi arrivati troppo presto al successo. In un certo senso, pensando a quegli anni a posteriori, posso dire che fummo travolti dagli eventi. Tutto andava troppo in fretta, dischi, concerti, promozione, tv, fama. E di conseguenza aumentavano anche gli impegni e la pressione e noi ci rifugiammo nelle droghe per scappare da una realtà più grande di noi." 
Commenti (5)

Tony Iommi ha scritto:

Purtoppo le persone hanno dei pregiudizi...infatti purtoppo dei truzzoni del cavolo dissero che i Black Sabbath erano satanisti...mmm...e le croci sulla SG di Iommi? non mi sembra siano al contrario...
31 luglio 2008

keith ha scritto:

questa è una delle interviste più belle di tony ke abbia mai letto..bravissimi x averla fatta leggere a tutti !
26 marzo 2008

CREAM ha scritto:

bellisssima intervista..grazie a ki l'ha tradotta !
12 marzo 2008

bob ha scritto:

Davvero molto interessante! 8)
02 marzo 2008

Daniele ha scritto:

Grandissima intervista a Tony Iommi che svela alcuni particolari davvero "inediti" :eek
02 marzo 2008

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